FALEGNAMERIA: LA STAGIONATURA DEL LEGNO

Stagionatura del legno e scelta consapevole del materiale. In questo post ti parlo di come e perché viene effettuata la stagionatura del legno.

Bentornato nel mio Diario di Apprendista Falegname!

In questo articolo voglio parlarti di un argomento che mi sta molto a cuore, spesso sottovalutato dai principianti e poco spiegato nei manuali tecnici e nei blog di Falegnameria che si trovano su internet: la stagionatura del legno.

In particolare le 4 domande più comuni di chi si interessa all’argomento (e che mi sono posto anch’io) sono:

  • Che cos’è e a cosa serve la stagionatura del legno?
  • Come si sceglie il legno in base alla stagionatura?
  • Come si misura l’umidità del legno?
  • Come si effettua la stagionatura del legno?

Cercando e studiando su diversi libri e informandomi presso falegnami professionisti ho trovato risposte a tutte queste domande e cercherò di esporle in questo post

Come sempre, nel modo più possibile semplice, ma al tempo stesso esauriente.

CHE COS’È E A COSA SERVE LA STAGIONATURA DEL LEGNO?

La stagionatura è detta anche essiccazione del legno.

Questo ci dà già il significato e l’obiettivo del processo.

Infatti il legno, per essere lavorato e durare nel tempo, deve attraversare una fase in cui c’è bisogno di ridurre la quantità d’acqua che si trova al suo interno.

Come ti dicevo nell’articolo su come è fatto l’albero, questo è ovviamente composto da cellule che ne formano i tessuti e la struttura, come tutti gli esseri viventi.

In particolare a noi interessa la parte del tronco, che è quella da cui viene estratto il legno per la falegnameria.

Senza andare troppo nel dettaglio, l’acqua interna del legno si divide in 2 tipi:

  1. Acqua libera
  2. Acqua di saturazione

L’acqua libera si trova negli spazi vuoti (detti vacuoli), mentre l’acqua di saturazione è quella che “impregna” le pareti cellulari.

Una volta che l’albero viene abbattuto, la prima ad essere rilasciata, in modo abbastanza rapido, è l’acqua libera.

Già durante l’evaporazione dell’acqua libera, ma in modo molto più lento, viene rilasciata anche l’acqua di saturazione.

Questa velocità di essiccazione dipende dalla specie legnosa e dalle condizioni ambientali in cui viene effettuato il processo.

Infatti esistono diversi modi per stagionare il legno, ma li vedremo più avanti.

Prima dobbiamo rispondere alla seconda domanda.

COME SI SCEGLIE IL LEGNO IN BASE ALLA STAGIONATURA?

Il legno è un materiale igroscopico , cioè assorbe e rilascia umidità cambiando volume e forma.

Questi cambiamenti e movimenti vengono detti lavoro del legno.

Perciò la stagionatura del legno viene fatta per tenere sotto controllo questo lavoro e ridurlo al minimo nelle fasi successive.

Il legno ovviamente, al diminuire dell’umidità interna, diminuisce di volume e quindi si ritira, e viceversa.

Il ritiro, che avviene in 3 direzioni (longitudinale, radiale e tangenziale), inizia solitamente quando il materiale si trova intorno al 30% di umidità e può svolgersi fino allo 0%.

Naturalmente anche la tipologia e la percentuale di ritiro variano in base alla specie legnosa trattata e alla sua collocazione.

Per questo dobbiamo sapere quale percentuale di umidità dovrà avere il legno che scegliamo in base all’utilizzo che ne faremo e in quale ambiente verrà posizionato.

Solitamente si dice che bisogna estrarre dal legno un quantitativo di umidità pari all’umidità che avrà l’ambiente a cui è destinato.

Per una sorta di compensazione.

Ovviamente questo non può essere un numero fisso poiché anche la percentuale di umidità nell’aria di un ambiente può variare notevolmente.

Ecco le percentuali approssimative di umidità da considerare in base ad alcuni esempi di utilizzo:

Utilizzo% di umidità
Legname da costruzione ≥ 20%
Elementi esterni di un edificio come finestre
e porte esterne
10-15 %
Porte interne, scale, pavimenti, rivestimenti di pareti
e soffitti
6-10 %
Arredi di interni8-12 %
Attrezzi sportivi13-17 %
Strumenti musicali5-11%

Tabella tratta dal libro Manuale tecnico del legno – Guida pratica per l’edilizia e gli interni, Wolfgang Nutsch – Sistemi Editoriali, 2009

A questo punto sorge spontanea la terza domanda.

COME SI MISURA L’UMIDITÀ DEL LEGNO?

Vogliamo acquistare le nostre belle tavole o i nostri pannelli per realizzare un bel progetto, ma abbiamo bisogno di sapere quale percentuale di umidità devono avere.

Come si fa?

Esistono fondamentalmente tre modi per misurare l’umidità del legno:

  1. Prova di essiccamento
  2. Strumenti elettrici
  3. Strumenti elettronici

Con Prova di essiccamento si intende un metodo empirico ormai poco usato, ma che ci dà sicuramente risultati esatti.

In poche parole si prendono dei piccoli campioni del legno umido (10/20 cm) e se ne misura il peso, per determinarne appunto, la massa del legno umido.

Quindi vengono essiccati su un’apposita piastra termica o in un forno di essiccazione elettrico finché non si arriva allo 0% di umidità.

A questo punto vengono pesati di nuovo e si ottiene la massa del legno asciutto.

Sottraendo la massa asciutta alla massa umida possiamo ottenere la percentuale di umidità.

La misurazione con gli strumenti elettrici, che possono essere analogici o digitali, è sicuramente più veloce, ma meno precisa.

Si inseriscono, piantati o avvitati, 2 elettrodi all’interno del pezzo e, in base alla conducibilità elettrica del legno, se ne determina la percentuale di umidità.

Igrometro per legno

Lo strumento elettronico invece, detto igrometro, ha dei sensori che devono solo essere poggiati sulla superficie del legno per misurarne l’umidità.

Di conseguenza si tratta di una misurazione molto più semplice e veloce, nonché abbastanza precisa.

Bene!

Adesso possiamo rispondere all’ultima domanda.

COME SI EFFETTUA LA STAGIONATURA DEL LEGNO?

Foto di Bruno Barbon

Quindi stagionare il legno fondamentalmente significa fare in modo che l’acqua che si trova all’interno venga espulsa e il modo migliore per far uscire l’umidità dal materiale è sicuramente l’evaporazione.

Questa può essere sostanzialmente di 2 tipi:

  1. Naturale
  2. Artificiale

L’essiccamento naturale del legno è quello che viene fatto, in una prima fase, all’aria aperta sotto apposite tettoie o in capannoni aperti sui lati.

Bisogna prendere diverse precauzioni per non rischiare di rovinare e buttare materiale prezioso.

Ad esempio il legno viene accatastato posizionando dei listelli tra una tavola e l’altra per far passare l’aria ed in modo che sia disposto in senso longitudinale alla provenienza del vento.

Le cataste devono essere posizionate in modo da poterle spostare all’occorrenza e bisogna fare molta attenzione agli scarti di legno che devono essere allontanati perché possono essere attaccati dai funghi e compromettere anche il materiale “buono”.

E questi sono solo alcuni degli accorgimenti che bisogna avere!

Insomma è un lavoro davvero delicato ed è meglio lasciarlo fare a chi se ne intende.

La stagionatura artificiale, invece, può essere fatta con tecnologie di diverso tipo.

Le più conosciute sono:

  • In camera
  • Per condensazione
  • Ad alta frequenza
  • Sotto vuoto

ESSICCAZIONE IN CAMERA

Nell’essiccazione in camera le cataste vengono messe in delle apposite camere coibentate che possono essere in muratura, in acciaio o alluminio.

All’interno di queste camere è possibile regolare la temperatura e l’umidità e il flusso dell’aria.

In questo modo si forza l’essiccazione del legno, ma senza esagerare per non rischiare che questo, seccando troppo in fretta, si spacchi.

Queste regolazioni variano in base alla specie legnosa che bisogna stagionare.

ESSICCAZIONE PER CONDENSAZIONE

L’essiccazione per condensazione si effettua per legni delicati, che hanno perciò bisogno di un trattamento controllato.

Infatti si effettua a basse temperature e con un monitoraggio costante dell’umidità del legno per evitare di danneggiarlo.

Praticamente in questa camera di essiccazione l’umidità presente nel legno viene fatta evaporare con il calore e poi condensata per riportarla allo stato liquido facendola uscire fuori dalla camera stessa.

ESSICCAZIONE AD ALTA FREQUENZA

L’essiccazione ad alta frequenza è il trattamento più veloce.

Il legno viene fatto passare attraverso un campo elettrico alternato ad alta frequenza e si surriscalda molto velocemente rilasciando il vapore acqueo e quindi l’umidità.

Nota negativa è il cambiamento di colore in alcune specie che vengono trattate con questo metodo.

ESSICCAZIONE SOTTO VUOTO

Poi c’è l’essiccazione sotto vuoto.

Questa viene effettuata in delle camere stagne di metallo in cui viene abbassata notevolmente la pressione atmosferica.

Infatti la bassa pressione accelera il procedimento di essiccazione a temperature sotto gli 80° C.

All’interno di queste camere sono presenti dei pannelli riscaldati, o un semplice meccanismo di riscaldamento, che trasmettono calore al legno facendo evaporare l’acqua.

CONCLUSIONI

Immagine da www.lorenzinimobili.com

Come ti dicevo sono trattamenti e procedure che necessitano di accorgimenti di vario genere, oltre che di attrezzature e macchinari molto costosi, e non rientrano certo nel fai da te o nel lavoro di un apprendista.

Ma nemmeno un falegname esperto, nella maggior parte dei casi, si occupa di stagionare il materiale.

Solitamente lo compra già pronto per essere lavorato, ma deve essere a conoscenza di tutte le informazioni presenti in questo post (e anche molte altre) per scegliere e conservare il legno con consapevolezza e criterio.

Infatti nell’articolo ho cercato di rispondere alle domande più frequenti affrontando solo le basi della stagionatura, senza approfondire troppo.

Spero che questo post ti sia piaciuto.

Come sempre ti invito a segnalarmi eventuali errori o imprecisioni all’interno di questo articolo e aiutarmi così a far crescere il blog in modo che diventi ancor di più un punto di riferimento per tutti gli appassionati di questo bellissimo universo che è la Falegnameria.

Se ti fa piacere ti invito a seguirmi su Facebook, Instagram e Pinterest e ti consiglio di iscriverti al Gruppo Facebook Apprendisti Falegnami, dove potrai trovare tantissimi appassionati come noi che si scambiano idee e consigli.

Buon lavoro e buon divertimento.

Alla prossima!

Il Wood Blogger

Bibliografia: Manuale tecnico del legno – Guida pratica per l’edilizia e gli interni, Wolfgang Nutsch – Sistemi Editoriali, 2009

24 pensieri su “FALEGNAMERIA: LA STAGIONATURA DEL LEGNO”

  1. Buonasera mi chiamo Aurelio, falegname da 20anni e esperto di segagione e stagionatura. Premesso che mi complimento per l’opera svolta, volevo in maniera neutra sottolieare degli aspetti riguardo alcuni parametri elencati nell’articolo: solitamente il ritiro longitudinale è talmente minimo e irrilevante che nemmeno viene preso in considerazione, inoltre una buona stagionatura non è da confondere poi con altri parametri che provocano movimenti del legno non dovuti alla stagionatura e confusi con taglio poco appropriato, è solito infatti sentire lamentele dei clienti per legni stagionati anche 20anni… infine le tabelle di massima per stabilire le percentuali di umidità per interni e esterni non sono esatte, i parametri di umidità del legno sono ogni volta strettamenti collegati al singolo lavoro e all’esatta colloazione dello stesso. Nella bontà di non aver offeso nessuno auguro bellissime giornate a tutti in compagnia del più nobile dei materiali. Aurelio

    1. Ciao Aurelio, nessuna offesa, anzi! Sono molto contento che un professionista con la tua esperienza commenti un mio articolo. Per quanto riguarda il ritiro longitudinale è vero, é minimo, ma comunque pensavo fosse dovuto menzionarlo. La tabella indica valori approssimativi, come indicato, e comunque non assoluti. Certamente bisogna tenere conto anche del taglio, ma si presuppone che quello sia buono. Certo la stagionatura non è l’unica cosa che condiziona il risultato finale di un manufatto. Comunque inserirò questa tua indicazione nel post per arricchirlo e dare informazioni più precise possibili a tutti coloro che vogliono imparare. Grazie mille per il tuo prezioso contributo! Buona vita e buon lavoro!

  2. Per una tavola di abete val di fiemme destinata ad una chitarra classica che tipo di stagionatura è consigliata?

    1. Ciao Gianpaolo, per questo forse dovresti chiedere consiglio più ad un liutaio… Puoi provare nel gruppo Fb Apprendisti Falegnami, probabilmente troverai qualcuno che può aiutarti

  3. Buonasera, ho un tronco di sughera del diametro di 90 cm. Vorrei tagliarlo e essiccarlo per poi creare un tavolo. Purtroppo non trovo nulla in merito al tipo di legno. Lei riesce a indicarmi se è adatto ad essere lavorato? In base alla durezza che potrebbe avere.
    Può venire qualcosa di valido o meglio lasciar perdere?

    1. Buonasera Stefano. Purtroppo non ho mai lavorato questa specie…la conosco di nome, ma non ne ho mai visto il legno da lavorare. Mi dispiace non poterti aiutare

  4. Buongiorno ho appena acquistato una tavola di radice di ulivo di circa 130x95x6,5 mi hanno detto che il tronco é stato lasciato asciugare 5 anni, ma é segato circa un mese fa.
    Vorrei farvi un tavolo, devo farlo stagionare?
    Ho la possibilità di farlo cuocere da un produttore di pipe nella caldaia dove cuoce le radiche di Erica, mi conviene farlo?
    Mille grazie in anticipo

  5. Ciao, bellissimo articolo complimenti… Vorrei chiedere, per la realizzazione di arnie, quindi legno che dovrà stare sempre all’aperto… Che legno che consigliereste? Che tipo di stagionatura dovrà avere il legno? Grazie mille

    1. Ciao Franco, è un argomento un po’ delicato perché, da quanto ne so, il legno non deve essere di un’essenza particolare, ma sicuro non deve essere trattato con sostanze chimiche per non nuocere alle api. C’è chi consiglia l’abete, il pino o il cedro, ma ti consiglio comunque di chiedere aiuto ad un esperto del settore Apicoltura per non sbagliare.

  6. Complimenti per le belle iniziative utilissime a tutti noi hobbisti. Chiedo, essendomi procurato tronchetti di ciliegio appena sradicato e volendoli lavorare al tornio, se necessitano di essiccazione come descritta oppure se, una volta tolta la corteccia e torniti superficialmente per qualche millimetro, possono accelerare l’essiccazione senza formare crepe. Grazie
    Fabio

    1. Ciao Fabio, grazie per i complimenti. Che io sappia rimuovere la corteccia e la parte più esterna non dovrebbe accelerare di molto la stagionatura. Il ciliegio poi è una specie molto soggetta a spaccature e deformazioni

  7. Ciao, da principiante apprezzo molto il tuo sito e le tue spiegazioni dettagliate.
    Mi chiedevo: è possibile usare legno di un albero appena tagliato per farne un mobile? Per esempio usare rami di pino appena tagliati per realizzare le gambe di uno sgabello potrebbe causare problemi?

    1. Ciao Valentina, grazie per i complimenti! Solitamente sarebbe sempre meglio aspettare che il legno stagioni lasciando che rilasci gran parte dell’umidità poiché in questo modo si stabilizza e si abbassa il rischio di spaccature e grossi movimenti

  8. Ciao, è un po’ di tempo che sto cercando una risposta a questo semplice quesito, si può stagionare e con che tempi il legno bagandolo?
    Vedo che viene utilizzata in certe falegnamerie e anticamente lasciavano i tronchi nei fiumi…
    Se si che tempi sono necessari?

  9. Ciao, sito molto interessante, complimenti!
    Se posso vorrei approfittare della tua esperienza per chiedere un consiglio: ho un tronco di noce abbattuto da un temporale quattro anni fa. Da quattro anni è al riparo in un luogo ventilato è asciutto. Considera che il tronco ha un diametro di 80 cm è una lunghezza di 4 mt. Vorrei farne qualcosa ma al momento non ho ancora avuto l’idea giusta.
    Ti ringrazio in anticipo per la tua eventuale risposta.

    1. Ciao Mauro, innanzitutto grazie per i complimenti. Con un tronco così puoi farci davvero di tutto. Ti consiglio di contattare una segheria e fartelo tagliare in tavoloni. Considera che un tronco asciugato intero non asciuga come quando è sezionato, quindi devi vedere, una volta tagliato, in che condizioni di stagionatura è. Poi deciderai cosa farne anche in base alle tue capacità e alle esigenze che hai

  10. Mi complimento per il sito e gli argomenti trattati e grazie per tutto ciò.
    La mia domanda verte sul cedro rosso. Due mesi fa ho dovuto abbattere due alberi e ne ho messo via tutta la legna che vorrei però far stagionale per riutilizzarla in parte per realizzare strumenti musicali come flauti, didgeridoo e altri.
    Ho sentito dire che eliminare la corteccia sarebbe cosa adeguata, così come mettere dell’isolante tipo cera d’api sui tagli trasversali per evitare che spacchi, ma non ne sono tanto sicuro.
    Ora la legna è coperta da un telo occhiellatto ed esposta a nord ovest, inoltre mi trovo al sud Sardegna dove il clima è abbastanza mite anche in inverno.
    Hai qualche suggerimento determinante affinché possa stagionarla al meglio?
    Un ultima domanda, secondo te utilizzare l’acqua di mare per la stagionatura potrebbe essere una tecnica che vale la pena provare? Immagino di immergere qualche pezzo di cedro in secchi con acqua di mare.

    Ti ringrazio immensamente per il tempo che mi stai dedicando e ti mando infinite benedizioni.
    Ivano

    1. Ciao Ivano, grazie per i complimenti e per le benedizioni che sono sempre gradite! Purtroppo non ho esperienza con il cedro rosso e non conosco questa tecnica di stagionatura in acqua di mare. Ho letto che alcune specie vengono lavate in acqua per rimuovere un po’ di tannino, ma sinceramente non ne so molto. Spero che qualche altro appassionato che legge questo articolo ne sappia più di noi e ci dia qualche informazione

  11. Ti sono grato per la tua risposta, beh allora ti chiedo se fosse possibile potermi mettere in contatto con il signor Aurelio che è stato il primo a commentare l’articolo. Forse potrebbe essere la persona giusta.
    Cosa ne pensi, è fattibile?
    Intanto ti ringrazio ancora e in attesa di nuovi sviluppi ti auguro un ottimo fine e inizio anno.
    Ivano

  12. Buongiorno e grazie per il tempo che dedichi ai meno esperti. Potando un vecchio mandorlo ho a disposizione dei tronchetti di rami di circa dieci / quindici cm di diametro. Come devo procedere per stagionarli ? Li lascio interi con corteccia ? Tolgo la corteccia e ne faccio subito tavolette da mettere al riparo? Lo userò per produrre piccoli oggetti come cucchiai, coltelli e forchette. Quando dovrebbe durare la stagionatura? Grazie infinite per una eventuale risposta e un saluto cordiale
    duccio

    1. Ciao Duccio! Sinceramente non ho avuto mai esperienza con questa specie, ma so che è uno dei più difficili da stagionare e va tagliato nel momento giusto altrimenti si spacca molto facilmente

  13. ciao grazie per le informazioni davvero utili contenute in questo articolo, ho un bosco nel quale è caduto un albero di castagno 2 anni fa, da allora è rimasto nella stessa posizione in cui è caduto. alla base misura circa 80/90 cm di diametro. Nei mesi precedenti l’ho sramato e ho già cominciato a tagliarlo in ceppi partendo dalla cima per fare legna da ardere in camino (so che deve prendere acqua per perdere il tannino). Vorrei tenere gli ultimi ceppi più larghi per fare dei tavolini da salotto h 45 cm. Prima di lavorarlo quanto lo devo far essiccare naturalmente al riparo? se in zona Como trovassi una falegnameria con essiccatori artificiali quanto potrebbe volerci? grazie ancora Federico

    1. Ciao Francesco, grazie per il tuo commento! Solitamente per il castagno ci vogliono circa 2/3 anni per la stagionatura all’aria aperta e al riparo di legno in tavole e accatastato correttamente. Con essiccatori artificiali sinceramente non lo so, ti conviene chiedere appunto ad una segheria specializzata in questo tipo di operazione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: